l Tantra Buddhista e il Principio del Piacere

l Tantra Buddhista e il Principio del Piacere

Lama Yeshe

Wednesday, 7 February 2018 | 15:03

La funzione del tantra è quella di trasformare ogni piacere dell’esperienza trascendentale in una profonda consapevolezza intuitiva. Piuttosto che proporre la negazione dei piaceri mondani, come fanno molte altre tradizioni religiose, il tantra sottolinea il fatto che è molto più utile che gli esseri umani godano della loro esistenza, trasformando l’energia del piacere in un veloce e potente sentiero verso la realizzazione e l’illuminazione.
Questo è il modo più abile per sfruttare il nostro prezioso potenziale umano.
Con i suoi metodi di profonda trasformazione, il tantra dimostra che noi, come esseri umani, abbiamo la capacità di godere dell’illimitata felicità della beatitudine pur rimanendo liberi dalle illusioni che normalmente inquinano la nostra ricerca del piacere. Contrariamente a ciò che qualcuno potrebbe credere, non c’è niente di sbagliato nel provare piacere e nel godersi la vita: l’errore sta nel modo confuso in cui ci aggrappiamo a questi piaceri, facendoli diventare, da una fonte di felicità, un motivo di dolore e frustrazione.
Il problema è costituito dalla bramosia e dall’attaccamento, non è causato dai piaceri in quanto tali, quindi, se riusciremo a liberarci da questo abituale attaccamento, riusciremo anche a godere il più possibile della vita, senza provare nessuna delle difficoltà che solitamente accompagnano la nostra ordinaria e limitata ricerca del piacere. Con una corretta comprensione del processo di trasformazione, qualsiasi cosa facciamo nell’arco delle ventiquattro ore può avvicinarci all’obbiettivo della totalità e della completa integrazione. Tutte le nostre azioni (camminare, mangiare, e anche urinare!) possono essere trasformate nel sentiero spirituale. Persino il sonno, che di solito ci spinge nelle tenebre dell’incoscienza o nel caos dei sogni, si può trasformare nell’esperienza chiara e luminosa della profonda saggezza intuitiva.Forse tutto questo può sembrare impossibile. Certamente altri approcci spirituali più graduali, compresi quelli dello stesso sentiero buddhista dei sutra, sottolineano che il desiderio, la gelosia e gli altri difetti mentali che sorgono nella vita quotidiana sono sempre contaminazioni, perciò devono essere trattati come veleni. I loro effetti dannosi vengono costantemente rammentati e viene insegnato di evitare il più possibile la loro influenza. Ma, com’è già stato detto, il tantra mette in pratica un’impostazione diversa. Sebbene anch’esso sottolinei che i difetti mentali, come la bramosia dell’attaccamento, siano l’origine dell’insoddisfazione e della sofferenza e quindi debbano essere superati, il tantra insegna abili metodi per usare l’energia di tali emozioni contaminate, per approfondire la nostra consapevolezza e per accelerare i nostri progressi spirituali.
Proprio come un esperto botanico può cogliere delle piante velenose e trasformarle in potenti medicine, un abile e ben addestrato praticante del tantra può manipolare a suo vantaggio l’energia del desiderio e persino della rabbia. Farlo è decisamente possibile.

Integrazione degli aspetti
Il tantra non insegna soltanto come ricavare benefici dalle nostre ordinarie sensazioni di piacere, mostra anche come riuscire ad attivare un’esperienza di beatitudine più profonda, più intensa e sostanzialmente più soddisfacente di quella che solitamente sperimentiamo per mezzo delle facoltà sensoriali del nostro corpo.

Al momento, la nostra ricerca del piacere è diretta abitualmente verso l’esterno, verso gli oggetti di desiderio. Quando non riusciamo ad appropriarcene, o a non perderli, ci sentiamo frustrati e infelici.
Per esempio, molti di noi cercano l’uomo e la donna dei propri sogni, qualcuno che sia fonte di illimitata felicità, ma nonostante abbiamo collezionato una lunga serie di relazioni, con uomini o con donne, queste aspirazioni rimangono sempre delle chimere. Quello che non riusciamo a capire è che dentro ognuno di noi c’è una sorgente infinita di energia, maschile e femminile. Perciò molti dei nostri problemi sorgono o perché ignoriamo o perché sopprimiamo ciò che già abbiamo in noi. Gli uomini cercano di nascondere il loro aspetto femminile e le donne hanno paura di esprimere la loro energia maschile. Come risultato ci sentiamo costantemente separati da qualcosa di cui abbiamo bisogno.
Non ci sentiamo completi e quindi, pieni di aspettative, ci rivolgiamo ad altri per trovare le qualità di cui pensiamo di essere privi, nella speranza di raggiungere un certo grado di completezza. Come risultato, il nostro comportamento è in gran parte viziato dall’insicurezza e dalla possessività.
In realtà, tutti i problemi del mondo, dall’angoscia di una singola persona alle guerre fra nazioni, si possono ricondurre a questa sensazione di incompletezza. Se necessario, i grandi yoghin e le grandi yoghini riescono a trascorrere anni in isolamento solitario, senza sentirsi soli, mentre noi proviamo un’insopportabile solitudine anche dopo un solo giorno di lontananza dal nostro amato o dalla nostra amata!
Perché c’è una così grande differenza tra noi e gli yogi? Questo riguarda le nostre energie interiori, maschili e femminili: finché saranno frammentarie e prive di equilibrio resteremo disperatamente dipendenti dalla compagnia altrui, incapaci di trovare soddisfazione.
Se il nostro mandala interiore maschile/femminile fosse completo, non proveremmo mai il dolore della solitudine, in nessun caso. Il tantra insegna potenti metodi per entrare in contatto con la nostra fondamentale interezza e l’arte tantrica è ricca di efficaci simboli che illustrano le caratteristiche di unità e integrazione del nostro potenziale completamente realizzato. Le immagini di divinità maschili e femminili in unione sessuale – in occidente prese come segno di degenerazione da alcuni dei primi studiosi del buddhismo tibetano – sono il ritratto simbolico dell’unificazione interiore delle energie maschili e femminili. Ad un livello più profondo il loro abbraccio simboleggia il fine dalla più elevata pratica tantrica: la generazione di uno stato mentale estremamente sottile e colmo di beatitudine, la cui realizzazione, per sua natura, è il mezzo più elevato e più potente per penetrare la realtà ultima dell’esistenza e per liberarci da ogni illusione e sofferenza. In questo senso, la figura maschile rappresenta l’esperienza della grande beatitudine, mentre quella femminile è il simbolo della saggezza non-duale. La loro unione non ha assolutamente niente a che vedere con la gratificazione dei sensi, ma indica piuttosto una condizione perfettamente integrata di saggezza e beatitudine che trascende completamente i desideri ordinari dei sensi.

Per chi ha sufficiente esperienza, il semplice vedere un immagine simile può aiutare a ristabilire la relazione tra l’aspetto maschile e femminile del proprio essere ma, per poter reintegrare questa relazione, è necessario eliminare il condizionamento provocato da una mentalità di tipo concettuale, che intellettualizza in modo eccessivo. È questo tipo di concettualizzazione che è in gran parte responsabile del sentirsi alienati dalla propria realtà interiore. Questa è una delle ragioni per cui i simboli e le immagini, come quelli usati nell’arte tantrica e nella visualizzazione, possono essere molto più efficaci delle mere parole nel farci scoprire la nostra natura essenziale.

 

Estratto La Via del Tantra, di Lama Yesce, Chiara Luce Edizioni, Pomaia 1988